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Come Determinare Numeri di Thabit

I numeri di Thabit sono dei numeri speciali molto interessanti e per la loro definizione originaria bisogna andare indietro di molti secoli. Tra le loro notevoli proprietà, giova ricordare che essi possiedono una rappresentazione nel sistema binario particolarmente curiosa e nel contempo semplice e immediata. Nella guida vediamo come determinare i numeri di Thabit.

Per ogni numero intero non negativo puoi costruire un corrispondente numero di Thabit. Sei quindi in grado di costruire il primo numero di Thabit, il secondo e così via. Inizia considerando il numero 0 e prova ad effettuare l’elevamento a potenza di 2 al grado 0. Ottieni 1, devi ora triplicare il risultato e ottieni 3. Alla fine togli 1 e ottieni il primo numero di Thabit che è 2.

In generale in funzione della regola di determinazione di questo genere di numeri devi quindi partire da un numero intero maggiore o uguale a 0, che chami n, calcolare la potenza n-esima di 2, triplicarla e togliere uno al risultato della triplicazione applicata alla potenza. Il risultato finale che ottieni corrisponde al valore del numero di Thabit di ordine (n più 1)-esimo.

Prosegui facendo riferimento al numero 1: 2 elevato a 1 restituisce ancora 2, il suo triplo vale 6, poi togli uno e ottieni 5, il secondo numero di questo tipo. Ora puoi continuare applicando il procedimento spiegato nella guida al numero di partenza 2, ottenendo, rispettivamente nelle varie fasi del calcolo 4, poi 12 e infine 11: il terzo numero di Thabit. La regola è sempre la stessa anche per tutti i numeri di partenza successivi.

Come Determinare la Tipologia di una Proposizione Categorica

Una proposizione categorica, nella logica classica, è un’espressione linguistica che afferma qualcosa a proposito di una categoria, cioè di un insieme di persone, oggetti, animali, ecc. Nella guida scopriamo i criteri attraverso i quali possiamo determinare la tipologia di una proposizione di questo tipo.

Una proposizione categorica è un’espressione composta dalla parola Tutti / Nessuno / Alcuni seguita dal nome della categoria (ad esempio i ‘calciatori’), dal predicato nominale nella forma sono / non sono / è / non è e terminata da un nome o aggettivo, che frequentemente è interpretabile a sua volta come un’altra categoria, come nelle espressioni Tutti i calciatori sono atleti e Tutte le modelle sono alte. Devi quindi, per prima cosa, riconoscere nell’espressione analizzata la struttura tipica, sopra descritta, di una proposizione categorica, per poi analizzarla nei dettagli costitutivi e quindi classificarla.

Esamina la prima parola della proposizione, se essa coincide con la parola Tutti o Tutte sei di fronte ad una proposizione Universale, ma per completare l’analisi devi verificare se il verbo essere è nella forma positiva oppure negativa. Nel primo caso puoi determinare che la tipologia è Universale affermativa (ad esempio Tutti i calciatori sono atleti), nel secondo caso la proposizione è Universale negativa (come nell’esempio Tutti le vocali non sono consonanti).

Se la prima parola che ottieni dall’analisi della proposizione è Nessuno o Nessuna e il verbo essere è nella forma positiva puoi classificarla senza ulteriore indugi come Universale negativa, come nell’espressione Nessun numero pari maggiore di 2 è un numero primo. Quindi hai constatato che ci sono almeno due forme linguistiche valide per una proposizione Universale negativa, a seconda che venga usata come prima parola Tutti o Nessuno.

Proseguendo nell’analisi strutturale dell’espressione linguistica da valutare, devi verificare se la prima parola invece è Alcuni / alcune (analogo discorso per la parola Qualche). Ti trovi in questo caso infatti davanti ad una proposizione Particolare, ma non sai ancora se affermativa o negativa. Per scoprirlo ti sarà utile vedere se il predicato nominale è in forma positiva (ad esempio Alcuni stranieri sono cinesi) oppure in forma negativa (come nell’esempio Alcune donne non sono maestre). Nel primo caso puoi concludere che si tratta di una proposizione Particolare affermativa, nell’altro di una Particolare negativa.

Come Costruire la Versione Matriciale di un Grafo

Un grafo è la rappresentazione visuale di un insieme di elementi, detti ‘nodi’, collegati tra loro da rette o curve, chiamate ‘archi’. Spesso un grafo per essere analizzabile da un punto di vista astratto, o anche solo informatico, necessita di essere trasformato in un insieme di matrici che riassume fedelmente le caratteristiche di partenza. Nella guida vediamo come proprio come costruire la versione matriciale di un grafo.

Ti dico subito che dovrai costruire esattamente due matrici per raccogliere tutte le informazioni originariamente contenute nel tuo grafo di partenza. Esse sono la matrice di distanza e la matrice degli archi. Ipotizza adesso di considerare un grafo così strutturato: il nodo 1 è collegato al nodo 2 da un arco che riproduce una distanza di 7 unità, il nodo 2 è collegato al nodo 3 da un arco che riporta una distanza di 4 unità. Infine il nodo 2 è collegato anche al nodo 4 da un arco che definisce una distanza tra i due nodi di 5 unità.

Le matrici che ti appresti ora a popolare sono tutte quadrate e dotate di un lato costituito da tanti elementi quanti sono i nodi in totale. Nel tuo caso, quindi, avrai due matrici quadrate 4 x 4. Per costruire la matrice di distanza devi semplicemente posizionare nell’elemento (i,j) (cioè riga i-ma e colonna j-ma) della matrice la distanza che separa il nodo i dal nodo j. Secondo il grafo descritto a inizio guida puoi quindi valorizzare l’elemento (1,2) di questa matrice con 7, l’elemento (2,3) con 4 e l’elemento (2,4) con 5. Avrai intuito che questo tipo di matrice è simmetrica, quindi l’elemento (i,j) è uguale a quello (j,i).

Dedicati ora alla costruzione della matrice degli archi. Per farlo è sufficiente che valorizzi ogni suo elemento (i,j) con un valore unitario nel caso in cui puoi verificare la presenza di un arco tra il nodo i e il nodo j e con un valore nullo in caso di relativa assenza. Quindi puoi proporre le seguenti valorizzazioni: elemento (1,2) = 1, elemento (2,3) = 1, elemento (2,4) = 1, data la presenza degli archi tra i nodi indicati. Anche questa è una matrice simmetrica. Una volta valorizzati gli elementi simmetrici, tutti i restanti li devi rappresentare con valori nulli. Quindi, ad esempio, è corretto che indichi l’elemento (1,3) = 0 nella tua matrice degli archi, dato che non esiste un arco che colleghi direttamente il nodo 1 al nodo 3.

Come Costruire Sequenza di Padovan

La sequenza di Padovan è stata attribuita a Richard Padovan, architetto della seconda metà del Novecento, sebbene originariamente la stessa sequenza sembra fosse stata attribuita dallo stesso Padovan ad un altro scopritore, di origini olandesi. Essa assume rilevanza in diversi campi del sapere, piuttosto eterogenei tra loro, come, ad esempio, quello matematico-combinatorio e geometrico. Nella guida vediamo dettagliatamente come costruire la sequenza di Padovan.

In termini combinatori l’elemento n-esimo della sequenza rappresenta il numero di modi possibili di sommare tra loro i numeri 2 e 3 per ottenere il numero n aumentato di uno. La prima cosa che devi sapere per costruire questa sequenza è che i suoi primi tre elementi sono uguali a 1 e poi devi applicare una semplice regola che utilizza gli elementi già noti.

Poi per costruire il quarto elemento devi prendere in considerazione il primo elemento (che vale 1) e il secondo (che vale 1 anch’esso) e sommarli tra loro. Ottieni quindi il numero 2 che rappresenta il quarto elemento della sequenza di Padovan. Questa sequenza è ovviamente infinita e ricorrente, in quanto sfrutta i valori degli elementi conosciuti per dedurne dei nuovi.

Per proseguire devi ricordare questa regola di generazione: cerca il valore dell’elemento che dista tre posti all’indietro rispetto a quello che stai correntemente calcolando e sommalo con il penultimo finora calcolato. Quindi, proseguendo, quando devi calcolare il quinto elemento devi sommare il valore del secondo e del terzo, ottenendo ancora 2. Puoi verificare facilmente che il sesto elemento vale invece 3. Con la stessa regola puoi proseguire la costruzione della sequenza analizzata.

Come Costruire Diagramma di Gantt

Il diagramma di Gantt, dal nome dello studioso che l’ha ideato, è uno schema molto utile utilizzabile come cronoprogramma. Solitamente si utilizza per definire l’inizio e la fine delle attività i un progetto e quindi nel Project Planning. Ovviamente può essere usato anche con altri fini. In questa guida vediamo come farlo.

Il diagramma di Gantt è stato ideato dall’ingegnere omonimo nel 1917. Come spiegato nell’introduzione tale schema è utilissimo per descrivere l’arco temporale delle attività di un progetto. Si tratta quindi di un vero e proprio cronoprogramma che ci da modo di rappresentare graficamente delle scadenze di inizio e fine attività. L’ideazione dello schema non è troppo difficile, al più può essere problematica la rappresentazione grafica al computer.

Il diagramma di Gantt rappresenta il tempo su un asse orizzontale. Su quest’asse il tempo è rappresentato in fasi incrementali (cioè di durata via via superiore.. ore, giorni, settimane, mesi anni, ecc). L’intera durata del progetto deve essere quindi riportata sull’asse orizzontale. Sull’asse verticale invece si riportano le attività da realizzare nell’ambito del progetto. Nello spazio di intersezione si creerà quindi una griglia.

In tale schema le attività vengono indicate con barre orizzontali colorate. Le barre verranno collocate all’altezza dell’attività che si intende descrivere e avranno inizio e fine corrispondenti alle date di inizio e fine attività nell’asse orizzontale. Anche i colori delle barre possono essere usate per suddividere le attività in gruppi se poi vengono descritti con un apposita legenda collocata esternamente al diagramma.