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Come Allontanare le Faine da un Giardino

La faina è un animale intelligente, agile e molto adattabile. Vive bene in ambienti rurali, boschi, margini di campagna, paesi e perfino zone urbane. Per questo può capitare di trovarsela in giardino, vicino al pollaio, sotto una tettoia, nel sottotetto, tra la legna accatastata o persino intorno all’auto parcheggiata. Di solito arriva di notte, si muove con discrezione e lascia pochi indizi. Poi, un mattino, trovi escrementi strani, rumori notturni, resti di cibo, galline spaventate o fili dell’auto rosicchiati. A quel punto la domanda nasce spontanea: come si allontanano le faine senza fare danni e senza infrangere la legge?

La prima cosa da chiarire è che la faina non va affrontata come un “parassita” da eliminare. È un mammifero selvatico e svolge anche un ruolo ecologico, perché si nutre di roditori, piccoli animali, insetti, frutta e uova. Il problema nasce quando trova nel giardino qualcosa di molto conveniente: un rifugio caldo, cibo facile, un pollaio poco protetto, avanzi accessibili, un sottotetto tranquillo o un’auto con vano motore appetibile. In pratica, se la faina torna, spesso è perché il luogo le offre un vantaggio.

Allontanarla significa quindi rendere il giardino meno interessante e meno accessibile. Non serve inseguirla, spaventarla una volta o usare rimedi improvvisati sperando in un miracolo. Serve capire da dove entra, cosa cerca e dove si rifugia. Poi bisogna intervenire su cibo, accessi, ripari, pollai, cassonetti, cataste di legna e punti vulnerabili. È un lavoro di prevenzione più che di “caccia”.

Attenzione anche ai metodi pericolosi o illegali. Veleni, lacci, trappole non autorizzate, colle, esche tossiche e sistemi che possono ferire l’animale sono da evitare. Oltre a essere crudeli e rischiosi per cani, gatti, ricci, uccelli e bambini, possono violare norme sulla fauna selvatica. L’obiettivo corretto è allontanare la faina in modo non cruento, impedendo che trovi condizioni favorevoli per restare.

Indice

  • 1 Riconoscere la presenza di una faina in giardino
  • 2 Perché le faine entrano nei giardini
  • 3 Controllare cibo e rifiuti
  • 4 Proteggere il pollaio
  • 5 Chiudere gli accessi a sottotetti, capanni e tettoie
  • 6 Rendere il giardino meno ospitale
  • 7 Dissuasori luminosi e sonori
  • 8 Repellenti odorosi: utilità e limiti
  • 9 Proteggere l’auto dalle faine
  • 10 Cosa non fare mai
  • 11 Quando chiamare un professionista o le autorità competenti
  • 12 Gestire il periodo riproduttivo
  • 13 Pulizia dopo il passaggio della faina
  • 14 Prevenzione a lungo termine
  • 15 Convivenza possibile e gestione realistica
  • 16 Conclusioni

Riconoscere la presenza di una faina in giardino

Prima di intervenire, bisogna essere abbastanza sicuri che si tratti davvero di una faina. Di notte molti animali frequentano i giardini: gatti, ricci, volpi, topi, ratti, donnole, tassi, ghiri e altri piccoli mammiferi. Attribuire ogni rumore alla faina può portare a interventi sbagliati. Un esempio classico? Si chiude un buco pensando di bloccare una faina, ma in realtà si intrappola un gatto o si lascia dentro un animale che non riesce più a uscire.

La faina ha corpo slanciato, zampe corte, muso affusolato, coda lunga e folta, mantello bruno e una macchia chiara sulla gola e sul petto. È molto agile, sale facilmente su muri, alberi, tetti e recinzioni. Può passare da aperture sorprendentemente piccole, soprattutto se motivata da cibo o rifugio. Non bisogna quindi sottovalutare fessure, tegole sollevate, griglie larghe o buchi vicino a tubi e travi.

Gli indizi più comuni sono rumori notturni, soprattutto in sottotetti, garage, legnaie e tettoie. Si possono sentire passi rapidi, graffi, piccoli colpi, corse improvvise. In giardino può lasciare escrementi allungati, spesso con resti di semi, peli o piccoli frammenti alimentari. Può spostare materiali morbidi se sta creando un rifugio, oppure visitare compostiere, ciotole di animali domestici e pollai.

Se hai dubbi, una fototrappola può essere molto utile. Non serve un impianto professionale: una piccola telecamera a infrarossi posizionata verso il punto sospetto può chiarire chi passa davvero. Sapere con chi hai a che fare evita interventi inutili e ti permette di agire in modo più preciso.

Perché le faine entrano nei giardini

La faina non entra in un giardino per dispetto. Entra perché trova qualcosa di utile. Il primo richiamo è il cibo. Galline, uova, piccoli animali, mangime, avanzi, frutta caduta, compost accessibile, ciotole di cani e gatti, rifiuti organici e roditori attirano la sua attenzione. Una faina può essere attratta direttamente dal cibo o indirettamente dalla presenza di topi e ratti che frequentano la zona.

Il secondo richiamo è il rifugio. Cataste di legna, capanni, sottotetti, intercapedini, fienili, garage poco usati, tettoie chiuse e cumuli di materiali possono sembrare perfetti. Sono riparati, tranquilli e spesso vicini a fonti di cibo. Se una faina trova un posto sicuro, può tornare regolarmente.

Il terzo fattore è la facilità di accesso. Una recinzione bassa, un cancello con spazio sotto, una rete rotta, un ramo che tocca il tetto, una grondaia raggiungibile o una parete ruvida possono diventare vie d’ingresso. Le faine sono arrampicatrici abili. Non ragionare solo in orizzontale. Devi guardare il giardino anche in verticale: alberi, muri, tetti, pergolati, tubazioni e travi.

Un altro elemento è la tranquillità notturna. Se il giardino resta buio, silenzioso e pieno di ripari, la faina si sentirà più sicura. Questo non significa trasformare l’esterno in uno stadio illuminato, ma gestire meglio i punti critici. Spesso basta intervenire dove l’animale passa o dove trova cibo.

Controllare cibo e rifiuti

Il primo intervento serio è togliere le fonti di cibo. Sembra banale, ma è il passaggio più efficace. Se la faina non trova nulla di interessante, ha meno motivi per tornare. Molti cercano subito ultrasuoni, spray e rimedi strani, ma lasciano ciotole di crocchette fuori tutta la notte. Così la faina riceve un invito a cena, non un messaggio di allontanamento.

Le ciotole di cani e gatti vanno ritirate la sera. Il mangime degli animali da cortile deve restare in contenitori chiusi, rigidi e ben sigillati. I sacchi di granaglie o crocchette lasciati in un capanno sono facili da aprire per roditori e possono attirare predatori. Meglio usare bidoni robusti con coperchio.

Anche la compostiera va gestita bene. Se contiene scarti di cucina molto odorosi, carne, pesce, uova o avanzi cotti, diventa un punto attrattivo. Una compostiera chiusa correttamente è molto meno interessante. La frutta caduta dagli alberi va raccolta con regolarità, soprattutto se matura o fermenta. Non perché una faina viva di pere cadute, ma perché un giardino pieno di cibo attira una piccola catena di animali, e la faina può approfittarne.

I rifiuti organici devono stare in contenitori chiusi. Se il bidone viene lasciato aperto o con sacchetti appoggiati fuori, non attirerà solo faine. Attirerà gatti, volpi, ratti, insetti e cattivi odori. Un giardino ordinato e privo di cibo accessibile è già molto meno appetibile.

Proteggere il pollaio

Il pollaio è uno dei motivi principali per cui una faina frequenta un giardino. Galline e uova sono una risorsa molto facile se la struttura non è sicura. La faina può infilarsi in aperture piccole, scavare, arrampicarsi, passare tra reti larghe e sfruttare punti deboli che durante il giorno sembrano irrilevanti. Se c’è un pollaio, l’obiettivo non deve essere solo allontanare la faina. Deve essere rendere il pollaio davvero inaccessibile.

La rete deve essere robusta e a maglie strette. Le reti leggere da giardino o quelle plastiche spesso non bastano. Bisogna controllare porte, chiavistelli, angoli, giunzioni, base della recinzione e copertura superiore. Una faina può entrare dall’alto se il pollaio è scoperto o se c’è un ramo vicino. Può passare sotto se la rete non è interrata o fissata bene al terreno.

Di notte le galline devono restare chiuse in un ricovero solido. Non basta un recinto esterno se ha aperture vulnerabili. La porta del ricovero deve chiudere bene, senza fessure. Le finestrelle di aerazione devono avere rete metallica resistente. Anche una piccola apertura vicino al tetto può essere sufficiente.

Un errore frequente è proteggere bene i lati e dimenticare il pavimento. Se il terreno è morbido, la faina o altri predatori possono scavare. Una soluzione è interrare la rete o creare una protezione perimetrale anti-scavo. Il lavoro richiede tempo, ma è molto più efficace di qualsiasi repellente spruzzato intorno.

Chiudere gli accessi a sottotetti, capanni e tettoie

Se la faina usa il giardino come passaggio, il problema può essere limitato. Se invece ha scelto un sottotetto, un capanno o una tettoia come rifugio, serve un intervento mirato. Prima però bisogna essere certi che l’animale non sia dentro quando si chiude l’accesso. Chiudere un foro con la faina all’interno può intrappolarla, causare danni, rumori, sofferenza e ulteriori problemi. Se ci sono piccoli, il rischio è ancora maggiore.

Il metodo corretto è individuare tutti i punti di entrata e uscita. Si possono cercare tracce di pelo, escrementi, impronte, materiali spostati, macchie o graffi. La fototrappola aiuta molto. Una volta capito il percorso, si può favorire l’uscita dell’animale e poi chiudere stabilmente gli accessi. Nei casi complicati, meglio chiamare un tecnico esperto in fauna selvatica o una ditta specializzata in allontanamento non cruento.

Le aperture vanno chiuse con materiali resistenti, non con soluzioni provvisorie. Schiuma espansa, cartone o reti leggere possono essere facilmente danneggiati. Servono rete metallica robusta, griglie, lamiere, tavole fissate bene o sistemi adatti al punto specifico. Se la faina è già abituata a usare un accesso, proverà a riaprirlo.

Controlla anche i percorsi verticali. Un ramo vicino al tetto, una grondaia raggiungibile, un pergolato o una catasta di legna contro il muro possono facilitare l’ingresso. A volte non basta chiudere il foro: bisogna eliminare la “scala” che porta al foro.

Rendere il giardino meno ospitale

Un giardino disordinato offre ripari. Cataste di legna, assi appoggiate, vecchi mobili, cumuli di potature, teli, cassette, materiali edili, tubi e oggetti accumulati creano nascondigli perfetti. La faina ama i luoghi protetti. Se trova molti ripari, si muove più tranquilla.

Riordinare non significa rendere il giardino sterile. Significa eliminare rifugi inutili vicino a pollai, garage, muri e punti di passaggio. La legna andrebbe accatastata in modo ordinato, sollevata da terra se possibile e non appoggiata direttamente alle pareti dell’abitazione. I cumuli di potature vanno smaltiti o sistemati lontano dalle aree sensibili.

Anche l’erba alta e le siepi molto fitte possono offrire copertura, soprattutto vicino a recinzioni e passaggi. Una manutenzione regolare riduce la sensazione di sicurezza per l’animale. Non serve tagliare ogni cespuglio, ma è utile mantenere puliti i corridoi intorno a pollaio, garage e accessi alla casa.

Se hai mangiatoie per uccelli, fai attenzione ai semi caduti. Possono attirare roditori, e i roditori attirano predatori. Le mangiatoie vanno gestite con pulizia e posizionate in modo da non creare una piccola dispensa notturna.

Dissuasori luminosi e sonori

I dissuasori possono aiutare, ma non bisogna aspettarsi miracoli. Luci con sensore di movimento, radio a basso volume, suoni intermittenti e dispositivi a ultrasuoni possono disturbare una faina, soprattutto se l’animale non è ancora abituato al luogo. Funzionano meglio come parte di una strategia complessiva, non come unica soluzione.

Le luci con sensore sono utili nei punti di passaggio. Quando l’animale si avvicina, la luce si accende e interrompe la tranquillità. Se però la faina trova comunque cibo facile, può abituarsi. La fame è più convincente di una lampada. Per questo la luce deve accompagnare la rimozione delle fonti di attrazione.

Gli ultrasuoni sono discussi. Alcuni utenti li trovano utili, altri notano scarsi risultati. L’efficacia dipende da qualità del dispositivo, posizione, frequenza, ostacoli, abitudine dell’animale e contesto. Inoltre possono disturbare cani, gatti o altri animali domestici, a seconda del modello. Prima di installarli, valuta bene dove li metti e osserva la reazione degli animali di casa.

I rumori di fondo possono funzionare in sottotetti o capanni, soprattutto per rendere il luogo meno tranquillo. Però non devono diventare disturbo per vicini o animali domestici. Anche qui, il principio è semplice: disturbare senza ferire e senza creare nuovi problemi.

Repellenti odorosi: utilità e limiti

Molti cercano rimedi odorosi contro le faine: prodotti specifici, odori umani, profumi, saponi, ammoniaca, aceto, peli di cane, oli essenziali e simili. Alcuni possono avere un effetto temporaneo, ma vanno usati con realismo. Un odore sgradevole può scoraggiare un passaggio, ma difficilmente fermerà una faina che trova un pollaio accessibile o un rifugio sicuro.

I repellenti commerciali vanno usati seguendo l’etichetta. Non tutti sono adatti a giardini con animali domestici, bambini, orti o superfici delicate. Evita prodotti tossici o irritanti. L’obiettivo è dissuadere, non avvelenare. Attenzione anche a sostanze casalinghe troppo aggressive: ammoniaca, candeggina o solventi possono danneggiare ambiente, piante, animali e superfici.

Gli odori vanno rinnovati spesso, soprattutto dopo pioggia e irrigazione. Se li usi intorno a un punto di passaggio, funzionano meglio se quel punto è già stato reso meno interessante. Spruzzare repellente vicino a una ciotola piena di cibo è una contraddizione. La faina riceve due messaggi opposti, e spesso sceglie quello commestibile.

Un approccio prudente è usare repellenti solo come supporto temporaneo mentre chiudi accessi e rimuovi attrattivi. Da soli, raramente risolvono un problema stabile.

Proteggere l’auto dalle faine

In alcune zone le faine sono note per entrare nel vano motore delle auto e rosicchiare cavi, tubi o isolanti. Il giardino diventa quindi un problema anche per l’auto parcheggiata. Perché lo fanno? Le ragioni possono includere calore del motore, odori territoriali, materiali isolanti e curiosità. A volte il danno avviene dopo che un’altra faina ha lasciato odori nel vano motore e l’animale successivo reagisce.

Se sospetti questo problema, il primo passo è pulire il vano motore in officina, soprattutto se ci sono tracce di passaggio. Eliminare gli odori può ridurre l’interesse. Poi puoi valutare dissuasori specifici per auto, come dispositivi a ultrasuoni per vano motore, protezioni meccaniche o spray repellenti compatibili con componenti automotive. Non spruzzare prodotti casuali su cavi e parti calde.

Parcheggiare in garage può aiutare, ma solo se il garage è chiuso bene. Se la faina entra anche lì, il problema si sposta. Anche in questo caso bisogna chiudere accessi, ritirare cibo e ridurre rifugi.

Se i danni si ripetono, parla con un’officina. Esistono protezioni specifiche per alcuni modelli e soluzioni tecniche più affidabili dei rimedi improvvisati. Il vano motore non è il posto giusto per esperimenti creativi con sostanze odorose o materiali infiammabili.

Cosa non fare mai

Non usare veleno. È pericoloso, crudele e può colpire animali domestici, fauna non bersaglio e rapaci che si nutrono di animali avvelenati. Inoltre può avere conseguenze legali. Non usare lacci, tagliole, colle, trappole improvvisate o sistemi che possono ferire l’animale. Non cercare di catturare la faina a mani nude. È un animale selvatico e, se spaventato, può mordere.

Non chiudere un accesso senza verificare che l’animale sia uscito. Questo errore è frequente nei sottotetti. Si sente rumore, si trova il buco, lo si chiude, e poi iniziano graffi, odori e problemi peggiori. Se ci sono piccoli dentro, la situazione diventa ancora più delicata. Meglio procedere con osservazione e, se serve, con supporto professionale.

Non lasciare cani liberi “per risolvere”. Un cane può spaventare la faina, ma può anche ferirsi, inseguirla in zone pericolose o provocare uno scontro. Inoltre, se la faina ha un rifugio sicuro, potrebbe semplicemente tornare quando il cane non c’è. La prevenzione strutturale resta più efficace.

Non affidarti a un solo rimedio. Un profumo, una luce o un ultrasuono possono aiutare, ma se il giardino resta pieno di cibo e accessi, il problema continuerà. La faina è opportunista e intelligente. Devi togliere opportunità, non solo aggiungere fastidi.

Quando chiamare un professionista o le autorità competenti

Se la faina è nel sottotetto, se ci sono piccoli, se entra nel pollaio nonostante le protezioni, se i danni all’auto si ripetono o se non riesci a individuare gli accessi, conviene chiedere aiuto. Puoi contattare il Comune, la Polizia Provinciale, un CRAS della zona o una ditta specializzata in allontanamento fauna selvatica non cruento. Le competenze possono variare da territorio a territorio, quindi è utile chiedere quale ente gestisce questi casi nella tua area.

Un professionista serio non parte dalla cattura o dall’eliminazione. Valuta accessi, attrattivi, possibili rifugi, periodo dell’anno e presenza di piccoli. Poi propone esclusione, chiusura dei varchi, dissuasione e prevenzione. Se servono autorizzazioni particolari, deve indicarlo chiaramente.

Chiamare aiuto non significa arrendersi. Significa evitare errori. Una faina intrappolata, un accesso chiuso male o una trappola non consentita possono creare problemi molto più grandi del rumore notturno iniziale. In certi casi, una visita tecnica risolve in un’ora ciò che il proprietario prova a gestire per mesi con rimedi casuali.

Gestire il periodo riproduttivo

Il periodo riproduttivo richiede cautela. Se una faina ha scelto un sottotetto o un riparo per allevare piccoli, rimuovere o disturbare in modo improvviso può creare sofferenza e complicazioni. I piccoli potrebbero restare intrappolati, la madre potrebbe cercare disperatamente di rientrare o spostarsi in un punto ancora meno comodo per te.

Quando senti rumori insistenti in primavera o noti andirivieni frequenti, non chiudere subito i fori. Prima verifica. Una fototrappola o l’intervento di un esperto possono chiarire la situazione. Spesso la strategia migliore è aspettare che i piccoli siano autonomi, poi procedere con l’esclusione definitiva. Naturalmente, se c’è un rischio immediato per sicurezza o impianti, va valutato con un tecnico o con l’ente competente.

Questa pazienza può sembrare scomoda, ma evita problemi seri. Una volta che la famiglia ha lasciato il rifugio, si pulisce l’area, si eliminano odori e materiali, e si chiudono gli accessi in modo stabile. Così si impedisce il ritorno nella stagione successiva.

Pulizia dopo il passaggio della faina

Se la faina ha frequentato un capanno, un sottotetto o una zona riparata, dopo l’allontanamento bisogna pulire. Escrementi, resti di cibo, materiali del nido e odori possono attirare di nuovo animali o rendere l’area sgradevole. Prima di pulire, indossa guanti e, se l’ambiente è chiuso o polveroso, proteggi le vie respiratorie. Non sollevare polvere inutilmente.

Rimuovi i materiali sporchi, chiudili in sacchi adeguati e pulisci le superfici con prodotti adatti. Evita di mischiare sostanze chimiche, soprattutto candeggina e ammoniaca. In ambienti difficili, come sottotetti bassi o spazi con molta contaminazione, meglio chiamare una ditta. La pulizia non è solo estetica. Serve anche a eliminare odori che possono segnalare il rifugio ad altri animali.

Dopo la pulizia, controlla di nuovo tutti gli accessi. L’allontanamento non è completo finché il punto resta accessibile. Se l’animale torna e trova il passaggio chiuso bene, cercherà altrove. Se trova una fessura, ricomincerà.

Prevenzione a lungo termine

Allontanare una faina una volta non basta se il giardino resta favorevole. La prevenzione deve diventare una routine. Ogni tanto controlla recinzioni, pollaio, tettoie, griglie, sottotetti, cataste di legna e contenitori del cibo. Dopo temporali o vento forte, verifica che non si siano aperti varchi. Una tegola spostata o una rete piegata possono diventare un nuovo ingresso.

Il pollaio va controllato regolarmente, soprattutto prima dell’inverno e della primavera. Le parti in legno possono deformarsi, le reti arrugginirsi, i chiavistelli allentarsi. Una protezione buona oggi potrebbe non esserlo tra due anni. Meglio accorgersene durante un controllo che dopo una predazione.

Anche l’ordine del giardino va mantenuto. Se accumuli materiali “provvisoriamente” per mesi, crei ripari. Se lasci cibo fuori, crei attrazione. Se non raccogli frutta caduta, richiami animali. La prevenzione è fatta di piccoli gesti ripetuti, non di un grande intervento una volta sola.

Convivenza possibile e gestione realistica

Una faina che passa occasionalmente in giardino non è sempre un’emergenza. Se non entra in casa, non minaccia pollai, non danneggia auto e non trova cibo, può essere solo una presenza notturna di passaggio. In molte zone rurali e periurbane la fauna selvatica attraversa i giardini. L’obiettivo non deve essere eliminare ogni animale dal territorio, ma impedire conflitti concreti.

La convivenza realistica parte dal confine tra tollerabile e problematico. Un passaggio notturno non è uguale a un sottotetto occupato. Una traccia vicino alla siepe non è uguale a un pollaio attaccato. Intervenire in modo proporzionato aiuta a non sprecare energie e a non creare danni inutili.

Se hai animali domestici, gestisci l’incontro con prudenza. Gatti e cani possono essere incuriositi o agitati. Non incoraggiare inseguimenti. Tieni sotto controllo gli animali nelle ore serali se sai che la faina passa spesso. La calma è più utile dell’allarme continuo.

Conclusioni

Allontanare le faine da un giardino significa prima di tutto togliere ciò che le attira. Cibo accessibile, pollai vulnerabili, rifiuti organici, cataste disordinate, rifugi tranquilli e accessi a sottotetti sono i veri punti da gestire. I repellenti, le luci e gli ultrasuoni possono aiutare, ma funzionano meglio quando fanno parte di una strategia più ampia.

La protezione del pollaio è fondamentale. Reti robuste, ricovero notturno chiuso, copertura superiore, protezione anti-scavo e chiusure solide sono molto più efficaci dei rimedi improvvisati. Anche sottotetti, garage e capanni vanno controllati con attenzione, chiudendo i varchi solo dopo essersi assicurati che l’animale sia uscito.

Non usare veleni, lacci, trappole non autorizzate o metodi che possano ferire la faina. Oltre a essere pericolosi per altri animali e per l’ambiente, possono creare problemi legali. In Italia la fauna selvatica è tutelata e la gestione deve essere non cruenta e responsabile. Nei casi complessi, soprattutto se ci sono piccoli, accessi difficili o danni ripetuti, è meglio contattare enti competenti o professionisti specializzati.

La faina non va demonizzata. Va capita. Se trova un giardino comodo, torna. Se il giardino diventa povero di cibo, privo di rifugi accessibili e ben protetto nei punti sensibili, tenderà a cercare altrove. La soluzione migliore è quasi sempre questa: meno improvvisazione, più prevenzione. E, come spesso accade con gli animali selvatici, un po’ di pazienza vale più di cento rimedi urlati nei forum.

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